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Archivio per la categoria ‘sanità’

Sotto il cupolone di don Verzè.

10 Aprile 2011 17 commenti

 

Il San Raffaele fra sperperi e debiti 900 milioni di

buco, 50 per la cupola

090356578-cb9ce8d2-b875-432f-8f20-393ffa418be9L’ospedale di don Verzè è un campione della sanità lombarda, ma anche degli sprechi pagati
con i rimborsi della Regione di Formigoni. I fornitori attendono i pagamenti da un anno e mezzo

di WALTER GALBIATI 10-04-2011 la repubblica

L’arcangelo Gabriele posato due anni fa sul cupolone del San Raffaele dovrà guarire un malato del tutto particolare: il bilancio dell’ospedale. Sono scritte lì le cifre delle manie di grandezza di don Luigi Verzè e del San Raffaele. Campione della sanità lombarda, ma anche degli sperperi, pagati con i rimborsi per le prestazioni sanitarie che la Regione guidata da Roberto Formigoni versa con puntualità quasi svizzera nelle casse della Fondazione.

Per costruire quell’arcangelo in vetroresina e acciaio inox, alto 8,3 metri, capace di resistere al vento e allo smog della tangenziale Est che passa lì sotto ci sono voluti 2,5 milioni di euro. E altri 50 milioni sono stati spesi per tirar su l’edificio sul quale è appoggiato: il cupolone in vetro che ospita l’università di don Verzè e i laboratori del dipartimento di medicina molecolare. Non è un caso che sul gigantesco atrio penda una struttura di legno e acciaio che raffigura proprio l’elica del dna. Un’opera mastodontica, coronata ai piani alti da un giardino pensile, paradiso in terra dentro il quale don Verzé ha collocato il suo ufficio.

Per risanare quel bilancio ora servirà un miracolo, ma soprattutto la pazienza dei fornitori che aspettano da oltre 500 giorni di essere pagati. Il peso dei debiti nel 2009 era di 763 milioni, lievitati a oltre 900 nel corso dell’ultimo esercizio con il consolidamento del mutuo da 150 milioni aperto per costruire il terzo e il quarto lotto della struttura milanese e l’ospedale di Olbia in Sardegna. È solo alla luce dei numeri di bilancio, tenuti gelosamente in cassaforte e mai comunicati al pubblico, che appare la sproporzione tra le spese per quel cupolone e i soldi pubblici che la Fondazione ogni anno incassa. Perché tutto si può dire, fuorché la Regione non paghi. Don Verzè, tra degenze convenzionate, prestazioni ambulatoriali e rimborsi per farmaci incassa qualcosa come 430 milioni. E li incassa subito perché i crediti verso le Asl iscritti a bilancio nel 2009 superano di poco i 100 milioni, nulla a confronto di quanto la Fondazione deve invece ai fornitori, ben 440 milioni. Dove sono finiti quei 340 milioni di differenza che avrebbero dovuto essere già nelle tasche dei fornitori?

Certo i margini del San Raffaele non sono da capogiro visto che la differenza tra i costi e ricavi è di soli 5 milioni di euro l’anno. Tant’è che anche nel 2010 la perdita dovrebbe essere analoga a quella dell’anno precedente, chiuso in rosso per 17,4 milioni. Ma gli investimenti sono stati quanto meno sproporzionati. Il più appariscente è proprio il cupolone con il suo angelo, anche se non sono da meno le avventure nell’edilizia alberghiera (l’Hotel Rafael costruito a ridosso dell’ospedale e l’Hotel Don Diego in Sardegna) e in quella residenziale.

Qui la Fondazione ha operato con una società, la EdilRaf, su cui gravano 50 milioni di debiti, utilizzati per costruire un complesso di case a Cologno monzese, ora in lista per essere vendute in blocco. Il socio di don Verzè nella EdilRaf è stato dal 2006 al 2008 la Diodoro Costruzioni Srl, una società di Pierino Zammarchi oggi liquidata, ma che tra il 2001 e il 2008 è stata uno dei principali interlocutori per l’edilizia di don Verzé. La Diodoro ha costruito la residenza alberghiera del San Raffaele, ha partecipato ai lavori della struttura di Olbia, a quelli dell’ospedale in Brasile e negli otto anni della sua vita ha incassato (non solo dal San Raffaele) fatture per 271 milioni. Fino al 2006 ha avuto tra i suoi soci anche un politico locale, Emilio Santomauro, prima di An e poi dell’Udc, due volte consigliere comunale a Milano nel 19972006, ex presidente della Commissione Urbanistica di Palazzo Marino e già vicepresidente della società del Comune (Sogemi) che gestisce l’Ortomercato.

La Diodoro è stata liquidata nel 2008, quando sono arrivati i guai con la giustizia, poi risolti per i soci con una assoluzione. La Direzione distrettuale antimafia di Milano aveva ipotizzato che il clan di camorra di Vincenzo Guida (condannato all’epoca per associazione mafiosa e indagato per due omicidi), avesse intestato terreni e immobili alla Diodoro per evitare di perderli con i sequestri. Nel registro degli indagati erano finiti Santomauro, Zammarchi, l’amministratore Massimiliano Guida e Vincenzo Guida, considerato il capoclan. Tutti sono stati assolti. Per la società, invece, i proprietari hanno optato per la liquidazione, lavoro condotto dallo stesso Zammarchi, ma che ha suscitato un forte disappunto del collegio sindacale che nella relazione all’ultimo bilancio si lamentava proprio della cessione alla Fondazione San Raffaele del 49% della EdilRaf in pancia alla Diodoro avvenuto per soli 8,4 milioni, quando due anni prima la quota era stata acquista dalla Fondazione per 19 milioni.

L’altra grande diversificazione di don Verzè sarebbe dovuta avvenire con un’altra joint venture, nell’energia. Il socio prescelto era Giuseppe Grossi, re delle bonifiche milanesi, vicino a Cl, ex consigliere della Fondazione San Raffaele e anche lui finito di recente nelle mire della procura milanese: per le accuse di associazione a delinquere, frode fiscale e appropriazione indebita, Grossi ha patteggiato una pena di tre anni e mezzo e ha risarcito il Fisco. Con don Verzè ha costituito la Blu Energy, ora destinata alla vendita: in tre anni di vita la società ha accumulato 116 milioni di debiti, soldi ricevuti per lo più dalle banche (79,8 milioni) e utilizzati per costruire l’impianto di produzione di energia di Vimodrone. La missione della Blu energy era fornire elettricità al San Raffaele. Ma all’ospedale ha fatto solo lievitare i costi di approvvigionamento da 11 a 41 milioni.

Categorie:Economia criminale, sanità Tag:

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30 Novembre 2010 1 commento

Appello contro la chiusura dell’Unità Operativa Malattie

Trasmesse Sessualmente (UOMTS) di Sesto San Giovanni

a cura di Rete Salute e Territorio e Progetto IST Onlus in sostegno al Comitato Utenti

Il 31 Dicembre 2010 verrà chiusa la UO di Malattie a Trasmissione Sessuale di Sesto San Giovanni, che opera su un bacino d’utenza di circa 270.000 abitanti del Nord Milano. Così ha deciso la Regione Lombardia che sta consentendo alla ASL di Milano di sradicare un importante servizio di prevenzione da questo territorio.

La struttura sanitaria d’eccellenza, finanziata nel 2001 con 3 miliardi di lire, è dotata di un’equipe interdisciplinare di operatori e da oltre 15 anni occupa un ruolo chiave nella prevenzione e nella cura delle malattie infettive, in particolare di quelle trasmissibili sessualmente (epatiti, sifilide, gonorrea, HIV). Garantisce inoltre una via preferenziale ad utenti inviati da medici di base e da altri servizi (Igiene Pubblica, Consultori, Servizi Dipendenze) soprattutto per casi urgenti nelle collettività (es. bambini con scabbia nelle scuole).

Per gli utenti HIV che da anni vengono curati in questa struttura, l’unica alternativa rimarrà quella di vagare per gli ospedali della Città di Milano: la loro cura si ridurrà alla semplice somministrazione dei farmaci antiretrovirali senza il supporto psicologico e sociale che la UOMTS garantiva a questa fragile utenza, con il probabile rischio di fallimento anche della stessa terapia farmacologica. Paradossalmente, l’Assessore alla Sanità della Regione Lombardia, mentre grida “all’emergenza contagio”, dichiarando dati epidemiologici che confermano un aumento delle malattie sessualmente trasmesse e invoca i test HIV obbligatori per tutti i ricoveri ospedalieri, chiude uno dei servizi territoriali più importanti per la prevenzione e la cura delle Malattie infettive.

Facciamo appello

ai Comuni del Nord Milano, alla Comunità Scientifica, ai Medici di Base e agli operatori sanitari, a tutto il mondo delle associazioni, dei partiti, dei sindacati, a quanti ritengono importante difendere il Servizio Sanitario Pubblico, perché si mobilitino a difesa di questo fondamentale servizio territoriale e centro di riferimento regionale per i cittadini.

Chiediamo

che venga bloccato lo smantellamento e che la Regione e la ASL di Milano convochino subito una Conferenza dei Servizi per garantire il futuro di questa struttura, mantenendone integralmente l’attuale attività.

E’ l’ennesimo scempio della Sanità Pubblica. Fermiamoli prima che sia troppo tardim Chiudere contagia anche te!

Per adesioni: uomts@iesseti.info – info@retesaluteterritorio.it tel. 02.45074487

www.iesseti.info, Rete salute territorio

Ambulatorio Per Stranieri Sesto S.G.

Ambulatorio Medico Popolare Milano

Anna Paola Concia (Deputata Pd)

Associazione Cittadini per la Salute

Associazione Radicale “Certi Diritti”

Arcigay Palermo

Aurelio Mancuso

Azienda Speciale Farmacie Comunali (ASFC) Sesto S.G.

Caritas Salesiani Sesto S.G.

Cig Arcigay Milano

CS Tondelli LGBT Bassano del Grappa

Cobas Milano

Comitato Solidale Contro L’omofobia “Alziamo La Testa”

Coopertativa Lotta Contro L‘emarginazione

Di’gay Project

Dott. Roberto Pennasi (Medico Di Sesto S.G.)

Emergency (Coordinamento Sesto S.G.)

Fernanda Imperiale (Vicepresidente Progetto Ist Onlus)

Fiom (Federazione Impiegati Operai Metallurgici)

Franco Grillini

Giuliano Pisapia (Candidato Sindaco A Milano)

La Tartavela Onlus Familiari Per La Salute Mentale

Luciano Muhlbauer – Prc

RSU ASL Milano

RSU ASL Monza e Brianza

Nps (Network Persone Sieropositive)

Rete Lombarda Salute

Rifondazione Comunista Sesto S.G.

Partito Democratico Nord Milano

Sinistra Ecologia e Liberta’ Nord

                            1     Dicembre 2010

                                     ore  17.00 piazza  Resistenza

                                     Sesto San Giovanni- Milano

                         Manifestazione presidio

                                                    

                                                   Perchè

                                 

                                           non c’è prevenzione 

                                  

                                            senza sanità pubblica 

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