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Archivio per la categoria ‘Milano’

Contro il feticcio della legalità

28 Ottobre 2012 Commenti chiusi

                                                     di Aldo Giannuli

Avevo appena finito di scrivere il pezzo sugli eccessi del giustizialismo che è arrivata la polemica sugli sgomberi del Lambretta e delle case di San Siro operati dalla questura milanese subito dopo i quali, gli occupanti di San Siro, hanno protestato entrando a Palazzo Marino. La cosa, ovviamente, determinato una levata di scudi verso i soliti centri sociali che sono violenti, ricorrono a forme di lotta inaccettabili ecc. sia da parte della destra (e sin qui ci siamo) sia da parte di molti esponenti del Pd che hanno sostenuto che nessuna solidarietà dovesse darsi agli sgomberati, perché non sono accettabili forme di lotta illegali mentre la legalità è un valore assoluto da difendere. In astratto la difesa della legalità è un punto di vista condivisibile, e tanto più in un momento in cui la legalità è quotidianamente violata dai poteri forti della finanza, da una casta politica di farabutti e tangentari, dalla grande criminalità organizzata ecc. Ma è proprio questa l’occasione migliore per rimarcare la difesa di questo valore? Ed in concreto come stanno le cose? Prosegui la lettura…

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Conferenza stampa della giunta comunale di Milano

29 Luglio 2011 Commenti chiusi
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Per il bene dell’Italia

8 Giugno 2011 Commenti chiusi

Berlusconi scrive a Pisapia :

“Mi dimetto da consigliere”

 Per il bene del Paese ce lo saremmo anche tenuto come

 

consigliere comunale dell’opposizione

 

purchè avesse dato le dimissioni da Presidente del Consiglio !

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“Caro Giuliano, sono in pensiero per te”

3 Giugno 2011 Commenti chiusi
Venerdí 03.06.2011

Franco Bomprezzi con Giorgio Napolitano
 

La letterina di Franco Bomprezzi.

Caro Giuliano,

ti scrivo. Già, è il mio modo per mettere ordine nelle idee, e per riflettere a voce alta, condividendo le parole, ma soprattutto i sentimenti, le speranze, i progetti. Ma ti scrivo anche perché adesso è più difficile parlare direttamente con te, travolto dall’affetto di centinaia di migliaia di milanesi e di italiani che ti hanno eletto, e che ti considerano quasi una icona pop del cambiamento, del vento nuovo, della palingenesi della politica, non solo qui, tra Navigli e Castello. Abbiamo parlato spesso nei mesi scorsi, scambiandoci idee concrete e incitamenti, condividendo a pelle una sintonia forte sul futuro, e sui valori di fondo, ma anche sulle cose da fare, per tutti.

Mi hai coinvolto dall’inizio, fin dall’avvio delle primarie, e io ho colto questa opportunità con molto egoismo, perché per me rappresentava una possibilità di riscatto dopo tante delusioni, e a 58 anni, quasi 59, non si può scherzare sul futuro, e neppure sul presente. Bisogna scegliere rapidamente da che parte stare. Non destra o sinistra, ma fare o guardare. Io ho scelto di stare dalla parte del fare. Ci ho messo la faccia, meno di mille euro, una vecchia macchina ora sgangherata (non te l’ho detto, ma per arrivare in tempo a un volantinaggio in piazza Piemonte ho tamponato, per la prima volta in vita, un gentile signore di Como, e ora il mio Scudo sembra reduce da una campagna militare…).

Ho girato per la città, partecipando, a mio rischio e pericolo, a eventi affollatissimi, con gli assalti dei fotografi e dei giornalisti che non esitavano a scavalcarmi pur di conquistare la migliore posizione per immortalarti in ogni sfumatura di espressione. Ho incontrato migliaia di persone, ho abbracciato giovani ragazze ma anche vecchi compagni barbuti, e signore bene con il volto in fiamme per una nuova passione. Ho perfino cantato, stonato come sono, tanto nel casino generale non mi sentivano.

E ora, caro Giuliano, sono stanco ma felice, perché la primavera di Milano resterà nel mio cuore per sempre, e il merito è tuo, che sei stato e sei una persona unica, per semplicità e coerenza, con quella leggera indecisione nel parlare che ti avvicina ai comuni mortali e ti allontana dai dischi rotti della politica di mestiere. Tutto bene, dunque, fino a qui.

Ma adesso sono in pensiero per te, e anche per me. Io non sono stato eletto, e questo può succedere, anche se mi rode un po’, perché, a conti fatti, con un centinaio di preferenze in più, ora sarei il primo cittadino milanese con disabilità eletto a palazzo Marino, e tu sai bene che valore simbolico e concreto questo avrebbe significato. Pazienza. Ma anche se non sono fra i consiglieri della tua vasta maggioranza, sento la responsabilità di una rappresentanza e di una competenza, di saperi di persone che vivono a Milano e sono, come insieme abbiamo più volte detto e scritto, praticamente “invisibili”. Vorrei continuare a sperare e a pensare che la parte più debole di Milano venga considerata attentamente e resa visibile a tutti, anche perché una città a misura di persone che non camminano, o non ci vedono, o non ci sentono, o capiscono a fatica, è una città migliore per tutti, più accogliente, più vivibile, meglio organizzata, più europea, più metropoli del terzo millennio.

Sono a tua disposizione, lo sai bene, e sono certo che nel modo che riterrai più opportuno utilizzerai anche questa mia risorsa personale e, in qualche misura, collettiva. Mi sento carico di energia e di voglia di fare come non mai, e mi dispiacerebbe restare in panchina, a osservare, e magari a criticare. Ora voglio solo suggerirti qualche titolo delle cose che si potrebbero fare insieme alla tua squadra (perché l’attenzione al sociale è trasversale e non è solo politica di settore, anche se le competenze servono eccome!). Prima di tutto una bella ricognizione dei servizi sociali e alla persona erogati fino ad oggi dal Comune. L’assistenza domiciliare, i trasporti, i centri diurni, i servizi di formazione, gli sportelli informativi, l’accesso alla cultura, allo sport, ai luoghi collettivi di divertimento, le residenze, le ristrutturazioni delle case popolari (con gli ascensori sempre fuori uso…), le linee della metropolitana, i radio bus inutilizzati, i taxi che non sono accessibili, la segnaletica, la pavimentazione del centro storico, il rispetto delle norme sull’inserimento lavorativo, la diffusione di una conoscenza dei diritti per tutti (a partire dalla Convenzione Onu, che potresti finalmente far ratificare dal Consiglio Comunale), la consultazione permanente delle associazioni davvero rappresentative, la revisione della spesa sociale secondo criteri di efficacia, appropriatezza, qualità e convenienza; il coinvolgimento delle Fondazioni private e bancarie e delle aziende impegnate nei progetti di corporate social responsability, il patto fra volontariato e privato sociale, un new deal della cooperazione sociale milanese…

Mi fermo, mi fermo… Ma tu non fermarti! Tira dritto, e non aver paura delle corporazioni e delle conventicole del potere. Sei più forte di loro, perché tu non sei solo. Hai a disposizione tutta Milano, anche quella che non ti ha votato, ma che ora ti osserva, e, tutto sommato, spera che tu sia davvero il grande sindaco della nuova ricostruzione!
Auguri, amico mio. Forza Giuliano, libera Milano….

Tuo

Franco Bomprezzi

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Tutto OK !

1 Giugno 2011 Commenti chiusi

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«Dobbiamo trovare un candidato civico, un Guazzaloca di centrosinistra. Possiamo battere la Moratti, ma il nostro Guazzaloca non va sottoposto alle primarie. Soffocherebbero le sue possibilità di successo».
(Dario Franceschini, 28 luglio 2010)

«La Moratti ha già vinto perché la sinistra gli ha messo lì una persona di 60 anni che ha già perso».
(Beppe Grillo, 4 maggio 2011)

«L’unica cosa certa è che Pisapia non può vincere».
(Massimo Cacciari, 15 novembre 2010)

 

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Moratti divide, Pisapia unisce.

25 Maggio 2011 Commenti chiusi

imagesCA5QH905La strategia divisiva di Letizia Moratti – Moratti divide, Pisapia unisce
di Valerio Onida
23 maggio 2011

La Moratti divide. Divide i residenti a Milano dai residenti nell’hinterland che vengono in città a lavorare. Ai primi promette l’esenzione dall’ecopass; i secondi continueranno a pagarlo (magari aumentato). Ma l’automobile del milanese che risiede alla periferia della città, quando entra nella cerchia dei bastioni, inquina forse  meno dell’automobile di chi abita a Corsico o a Rozzano? Non intasa il traffico, come l’altra? L’ecopass, avevano detto,  serve per ridurre l’inquinamento e il traffico. In questo modo aumenterà ancora l’inquinamento e aumenterà ancora il traffico, e l’ecopass  sarà solo una tassa iniqua sui residenti nell’hinterland. In attesa che i Comuni di Sesto S.Giovanni, di Settimo Milanese, di Rozzano e di Corsico si “vendichino” facendo pagare una tassa agli automobilisti milanesi che attraversano il loro territorio.

Qual è la logica di tutto questo? Ovvio: i residenti a Milano, a differenza dei residenti nell’hinterland, votano a Milano: e la Moratti ha un disperato bisogno di “comprare” i loro voti. Per questo sta studiando anche un “condono” delle multe stradali. Siamo ridotti a questo.  

 La Moratti divide. Divide chi risiede da più tempo a Milano da chi vi risiede, vi abita e vi lavora, ma da meno tempo. Dal sito del Comune si ricava che per usufruire del “bonus bebè” durante il primo anno di vita del bambino è requisito richiesto “la residenza nella città di Milano da almeno tre anni di entrambi i genitori che hanno riconosciuto il bambino, ovvero della sola mamma se è l’unica ad averlo riconosciuto”; per usufruire del “bonus cicogna” per le donne in gravidanza i requisiti richiesti sono che  “la richiedente deve aver perso il lavoro in gravidanza” (ma non era vietato licenziare le donne incinte?), e che “entrambi i genitori, o la madre se unico genitore, devono essere residenti da almeno tre anni nel Comune di Milano”. E sappiamo che la Lega, alleata e “padrona” della Moratti, ha già annunciato che vuole aumentare il numero di anni di residenza necessari per usufruire di certi benefici sociali.

Ma perché, se risiedi e abiti a Milano da meno di tre anni (o di cinque, o di dieci)  - e magari sei straniero, perché, si sa, gli stranieri fanno più figli –  tuo figlio ha meno diritti? La madre ha meno bisogno? E’ questo il modo in cui Milano accoglie le “giovani coppie” con difficoltà economiche? Forse la Moratti non sa che la Costituzione italiana garantisce a tutti i cittadini (e anche agli stranieri con titolo di soggiorno) la libertà di circolare e stabilirsi in tutto il territorio nazionale.

 La Moratti divide. Divide i cittadini dagli stranieri. Non si parla qui degli stranieri cosiddetti clandestini, spauracchio della Lega, ma di quelli regolarmente residenti, che a Milano vivono e lavorano. L’assegno per le famiglie a basso reddito con almeno tre figli minori e conviventi, erogato dal Comune della Moratti,  prevede come requisito “essere residente nel Comune di Milano nel momento in cui si presenta la richiesta; essere cittadino italiano, comunitario o extra-comunitario in possesso dello status di rifugiato politico o di protezione sussidiaria”; “non possono presentare la richiesta i cittadini extracomunitari, anche se in possesso della Carta di Soggiorno” (fonte: sito del Comune). Ma perché, la famiglia numerosa  straniera a basso reddito è meno bisognosa e meno meritevole di essere aiutata della  famiglia italiana nelle stesse condizioni?moratti_pinocchio

 La Moratti divide. Cerca di dividere cattolici da “laici”. Il suo comitato elettorale scrive sui volantini che nel ballottaggio si contrappongono, niente meno, “due concezioni radicalmente diverse dell’uomo e della società”.  Buttandola sull’ideologia, cerca di far dimenticare che non stiamo scegliendo fra due “concezioni dell’uomo” ma fra due candidati  Sindaci chiamati a provvedere alla città dell’uomo,  e alle persone che la abitano, rispettandole e trattandole egualmente,  qualunque sia il loro credo e la loro posizione culturale o politica. Non so quale sia la “concezione dell’uomo e della società” che piace alla  Moratti: forse quella secondo cui è la ricchezza materiale  ciò che conta e che fa la posizione dell’individuo nella società. (infatti la prima affermazione del suo programma è la promessa di non aumentare per cinque anni, a nessuno, tasse e tariffe. Poi uno naturalmente si chiede da dove pensa di prendere i soldi per tutti gli aumenti di servizi che pure promette: forse dal mitico “federalismo”, cioè, tradotto in soldoni, dal rifiuto dei  “ricchi” milanesi di contribuire alla solidarietà nazionale?)

Ma ciò che è peggio è che, per denigrare l’avversario, la Moratti non esita a travisare la realtà. Un esempio? Scrive (o fa scrivere): nel programma di Pisapia c’è il “sostegno a chi vuole interrompere la gravidanza”. Oibò! Uno si immagina che Pisapia voglia incoraggiare e incentivare gli aborti. Poi va a leggere il programma e ci trova scritto: “Il diritto all’assistenza in caso di interruzione volontaria di gravidanza deve essere garantito attraverso la corretta attuazione della Legge 194”:  la quale, come è noto, prevede sì la possibilità, a certe condizioni, di interrompere la gravidanza, garantendo l’assistenza sanitaria, ma prevede anche i consultori, fra i cui compiti c’è quello di contribuire  “a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza”. La Moratti non vuole la “corretta attuazione della legge 194”? Un altro esempio: la Moratti scrive che secondo il programma di Pisapia “i redditi familiari sopra i 30.000 euro saranno più tassati”. Poi vai a leggere il programma, e trovi solo che, parlando di tariffe dei servizi per l’infanzia (nidi e scuole materne) si prevede una “revisione della politica tariffaria, con una progressiva riduzione dei costi per le famiglie nell’arco dei prossimi cinque anni, differenziando in più scaglioni le quote contributive per le famiglie con Isee superiore ai 12.500, e aumentando il numero delle gratuità”: cioè, in concreto, tariffe più differenziate in base al reddito familiare. E perché, non è forse giusto? Quale sarà la “concezione dell’uomo e della società” che si nasconde dietro queste affermazioni?

 In realtà dietro la candidatura di Pisapia ci sono cattolici e laici, liberali che un tempo si sarebbero detti di destra e socialisti di tutte le sfumature, prudenti conservatori e audaci  progressisti, tutti accomunati dalla speranza di dare a Milano un governo diverso dall’attuale, un governo più giusto, più ragionevole, più efficiente, più imparziale. L’unico vero “estremismo” concretamente in campo è quello di un Sindaco uscente prigioniera dell’ideologismo leghista fautore di egoismi territoriali , e prigioniera dell’ideologismo berlusconiano, che ad una visione equanime ed equilibrata dei problemi istituzionali (come quella espressa dal Presidente  Giorgio Napolitano) oppone lo svilimento della funzione parlamentare e l’assalto all’arma bianca contro ogni istituzione di garanzia.    

23 maggio 2011

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Grazie Milanesi !!

18 Maggio 2011 7 commenti

Grazie Milanesi !!

Anche solo  il silenzio del “nostro premier” di alcuni giorni vale un

brindisi.

Restano solo i buffoni di corte a blaterare….ammutoliamo anche

loro  il 29-30 Maggio .

 

FORZA PARIS.

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