Archivio

Archivio Maggio 2011

Moratti divide, Pisapia unisce.

25 Maggio 2011 Commenti chiusi

imagesCA5QH905La strategia divisiva di Letizia Moratti – Moratti divide, Pisapia unisce
di Valerio Onida
23 maggio 2011

La Moratti divide. Divide i residenti a Milano dai residenti nell’hinterland che vengono in città a lavorare. Ai primi promette l’esenzione dall’ecopass; i secondi continueranno a pagarlo (magari aumentato). Ma l’automobile del milanese che risiede alla periferia della città, quando entra nella cerchia dei bastioni, inquina forse  meno dell’automobile di chi abita a Corsico o a Rozzano? Non intasa il traffico, come l’altra? L’ecopass, avevano detto,  serve per ridurre l’inquinamento e il traffico. In questo modo aumenterà ancora l’inquinamento e aumenterà ancora il traffico, e l’ecopass  sarà solo una tassa iniqua sui residenti nell’hinterland. In attesa che i Comuni di Sesto S.Giovanni, di Settimo Milanese, di Rozzano e di Corsico si “vendichino” facendo pagare una tassa agli automobilisti milanesi che attraversano il loro territorio.

Qual è la logica di tutto questo? Ovvio: i residenti a Milano, a differenza dei residenti nell’hinterland, votano a Milano: e la Moratti ha un disperato bisogno di “comprare” i loro voti. Per questo sta studiando anche un “condono” delle multe stradali. Siamo ridotti a questo.  

 La Moratti divide. Divide chi risiede da più tempo a Milano da chi vi risiede, vi abita e vi lavora, ma da meno tempo. Dal sito del Comune si ricava che per usufruire del “bonus bebè” durante il primo anno di vita del bambino è requisito richiesto “la residenza nella città di Milano da almeno tre anni di entrambi i genitori che hanno riconosciuto il bambino, ovvero della sola mamma se è l’unica ad averlo riconosciuto”; per usufruire del “bonus cicogna” per le donne in gravidanza i requisiti richiesti sono che  “la richiedente deve aver perso il lavoro in gravidanza” (ma non era vietato licenziare le donne incinte?), e che “entrambi i genitori, o la madre se unico genitore, devono essere residenti da almeno tre anni nel Comune di Milano”. E sappiamo che la Lega, alleata e “padrona” della Moratti, ha già annunciato che vuole aumentare il numero di anni di residenza necessari per usufruire di certi benefici sociali.

Ma perché, se risiedi e abiti a Milano da meno di tre anni (o di cinque, o di dieci)  - e magari sei straniero, perché, si sa, gli stranieri fanno più figli –  tuo figlio ha meno diritti? La madre ha meno bisogno? E’ questo il modo in cui Milano accoglie le “giovani coppie” con difficoltà economiche? Forse la Moratti non sa che la Costituzione italiana garantisce a tutti i cittadini (e anche agli stranieri con titolo di soggiorno) la libertà di circolare e stabilirsi in tutto il territorio nazionale.

 La Moratti divide. Divide i cittadini dagli stranieri. Non si parla qui degli stranieri cosiddetti clandestini, spauracchio della Lega, ma di quelli regolarmente residenti, che a Milano vivono e lavorano. L’assegno per le famiglie a basso reddito con almeno tre figli minori e conviventi, erogato dal Comune della Moratti,  prevede come requisito “essere residente nel Comune di Milano nel momento in cui si presenta la richiesta; essere cittadino italiano, comunitario o extra-comunitario in possesso dello status di rifugiato politico o di protezione sussidiaria”; “non possono presentare la richiesta i cittadini extracomunitari, anche se in possesso della Carta di Soggiorno” (fonte: sito del Comune). Ma perché, la famiglia numerosa  straniera a basso reddito è meno bisognosa e meno meritevole di essere aiutata della  famiglia italiana nelle stesse condizioni?moratti_pinocchio

 La Moratti divide. Cerca di dividere cattolici da “laici”. Il suo comitato elettorale scrive sui volantini che nel ballottaggio si contrappongono, niente meno, “due concezioni radicalmente diverse dell’uomo e della società”.  Buttandola sull’ideologia, cerca di far dimenticare che non stiamo scegliendo fra due “concezioni dell’uomo” ma fra due candidati  Sindaci chiamati a provvedere alla città dell’uomo,  e alle persone che la abitano, rispettandole e trattandole egualmente,  qualunque sia il loro credo e la loro posizione culturale o politica. Non so quale sia la “concezione dell’uomo e della società” che piace alla  Moratti: forse quella secondo cui è la ricchezza materiale  ciò che conta e che fa la posizione dell’individuo nella società. (infatti la prima affermazione del suo programma è la promessa di non aumentare per cinque anni, a nessuno, tasse e tariffe. Poi uno naturalmente si chiede da dove pensa di prendere i soldi per tutti gli aumenti di servizi che pure promette: forse dal mitico “federalismo”, cioè, tradotto in soldoni, dal rifiuto dei  “ricchi” milanesi di contribuire alla solidarietà nazionale?)

Ma ciò che è peggio è che, per denigrare l’avversario, la Moratti non esita a travisare la realtà. Un esempio? Scrive (o fa scrivere): nel programma di Pisapia c’è il “sostegno a chi vuole interrompere la gravidanza”. Oibò! Uno si immagina che Pisapia voglia incoraggiare e incentivare gli aborti. Poi va a leggere il programma e ci trova scritto: “Il diritto all’assistenza in caso di interruzione volontaria di gravidanza deve essere garantito attraverso la corretta attuazione della Legge 194”:  la quale, come è noto, prevede sì la possibilità, a certe condizioni, di interrompere la gravidanza, garantendo l’assistenza sanitaria, ma prevede anche i consultori, fra i cui compiti c’è quello di contribuire  “a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza”. La Moratti non vuole la “corretta attuazione della legge 194”? Un altro esempio: la Moratti scrive che secondo il programma di Pisapia “i redditi familiari sopra i 30.000 euro saranno più tassati”. Poi vai a leggere il programma, e trovi solo che, parlando di tariffe dei servizi per l’infanzia (nidi e scuole materne) si prevede una “revisione della politica tariffaria, con una progressiva riduzione dei costi per le famiglie nell’arco dei prossimi cinque anni, differenziando in più scaglioni le quote contributive per le famiglie con Isee superiore ai 12.500, e aumentando il numero delle gratuità”: cioè, in concreto, tariffe più differenziate in base al reddito familiare. E perché, non è forse giusto? Quale sarà la “concezione dell’uomo e della società” che si nasconde dietro queste affermazioni?

 In realtà dietro la candidatura di Pisapia ci sono cattolici e laici, liberali che un tempo si sarebbero detti di destra e socialisti di tutte le sfumature, prudenti conservatori e audaci  progressisti, tutti accomunati dalla speranza di dare a Milano un governo diverso dall’attuale, un governo più giusto, più ragionevole, più efficiente, più imparziale. L’unico vero “estremismo” concretamente in campo è quello di un Sindaco uscente prigioniera dell’ideologismo leghista fautore di egoismi territoriali , e prigioniera dell’ideologismo berlusconiano, che ad una visione equanime ed equilibrata dei problemi istituzionali (come quella espressa dal Presidente  Giorgio Napolitano) oppone lo svilimento della funzione parlamentare e l’assalto all’arma bianca contro ogni istituzione di garanzia.    

23 maggio 2011

Categorie:Milano Tag:

La vida es otra cosa.

20 Maggio 2011 Commenti chiusi

 

Il manifesto della rivolta in Spagna

Manifesto (Cast) – «Democrácia Real Ja»     Fonte

nofuncionaNoi siamo gente comune. Siamo come te: gente che si alza ogni mattina per studiare, per lavorare o per trovare lavoro, gente che ha famiglia e amici. Gente che lavora duramente ogni giorno per vivere e dare un futuro migliore a chi ci circonda.

Alcuni di noi si considerano più progressisti, altri più conservatori. Alcuni credenti, altri no. Alcuni di noi hanno un’ideologia ben definita, alcuni si definiscono apolitici… Ma tutti siamo preoccupati e indignati per il panorama politico, economico e sociale che vediamo intorno a noi. Per la corruzione di politici, imprenditori, banchieri … Per il senso di impotenza del cittadino comune.

Questa situazione fa male a tutti noi ogni giorno. Ma se tutti ci uniamo, possiamo cambiarla. È tempo di muoversi, è ora costruire insieme una società migliore. Perciò sosteniamo fermamente quanto segue:

  • Le priorità di qualsiasi società avanzata devono essere l’uguaglianza, il progresso, la solidarietà, la libertà di accesso alla cultura, la sostenibilità ecologica e lo sviluppo, il benessere e la felicità delle persone.
  • Ci sono diritti fondamentali che dovrebbero essere al sicuro in queste società: il diritto alla casa, al lavoro, alla cultura, alla salute, all’istruzione, alla partecipazione politica, al libero sviluppo personale, e il diritto di consumare i beni necessari a una vita sana e felice.
  • L’attuale funzionamento del nostro sistema economico e di governo non riesce ad affrontare queste priorità e costituisce un ostacolo al progresso dell’umanità.
  • La democrazia parte dal popolo (demos = popolo, cràtos = potere) in modo che il potere debba essere del popolo. Tuttavia in questo paese la maggior parte della classe politica nemmeno ci ascolta. Le sue funzioni dovrebbero consistere nel portare la nostra voce alle istituzioni, facilitando la partecipazione politica dei cittadini attraverso canali diretti e procurando i maggiori benefici alla società in generale, non per arricchirsi e prosperare a nostre spese, mentre si dà cura solo dei dettami dei grandi poteri economici e si aggrappa al potere attraverso una dittatura partitocratica capeggiata dalle inamovibili sigle del partito unico bipartitico del PPSOE.
  • L’ansia e l’accumulazione di potere in poche mani crea disuguaglianza, tensione e ingiustizia, il che porta alla violenza, che noi respingiamo. L’obsoleto e innaturale modello economico vigente blocca la macchina sociale in una spirale che si consuma in se stessa arricchendo i pochi e precipitando nella povertà e nella scarsità il resto. Fino al crollo.
  • La volontà e lo scopo del sistema è l’accumulazione del denaro, che ha la precedenza sull’efficienza e il benessere della società. Sprecando intanto le risorse, distruggendo il pianeta, creando disoccupazione e consumatori infelici.
  • I cittadini fanno parte dell’ingranaggio di una macchina destinata ad arricchire una minoranza che non sa nulla dei nostri bisogni. Siamo anonimi, ma senza di noi tutto questo non esisterebbe, perché noi muoviamo il mondo.
  • Se come società impariamo a non affidare il nostro futuro a un’astratta redditività economica che non si converte mai in un vantaggio della maggioranza, saremo in grado di eliminare gli abusi e le carenze di cui tutti soffriamo.
  • È necessaria una Rivoluzione Etica. Abbiamo messo il denaro al di sopra dell’Essere umano mentre dovremo metterlo al nostro servizio. Siamo persone, non prodotti sul mercato. Io non sono solo quel che compro, perché lo compro e a chi lo compro.

Per tutto quanto sopra, io sono indignato.

Credo di poterlo cambiare.

Credo di poter aiutare.

So che insieme possiamo.

Esci con noi. È un tuo diritto.

Categorie:Società Tag:

Grazie Milanesi !!

18 Maggio 2011 7 commenti

Grazie Milanesi !!

Anche solo  il silenzio del “nostro premier” di alcuni giorni vale un

brindisi.

Restano solo i buffoni di corte a blaterare….ammutoliamo anche

loro  il 29-30 Maggio .

 

FORZA PARIS.

Categorie:Milano Tag:

La vigliacchetta si sente alle corde

11 Maggio 2011 5 commenti

Letizia Moratti calunnia in tv

«Pisapia ladro». Lui: «Falso»

11 maggio 2011 l’unità

Il fair play del dibattito nello studio tv finisce con Letizia Moratti che, evidentemente a corto di argomenti o con i nervi scoperti, non trova di meglio che accusare Giuliano Pisapia di aver rubato un furgone negli anni 70. Il candidato a Palazzo Marino del centro sinistra non può replicare in studio, fa appena in tempo a parlare di «calunnia, un fatto vergognoso», e ricorda che a suo tempo è stato vittima di un errore giudiziario poi riconosciuto. Ma questo il sindaco per il centrodestra lo ignora o preferisce ignorarlo.

Negli studi di Sky per la registrazione del faccia a faccia pre-elettorale, il sindaco uscente conclude accusando Pisapia «responsabile del furto di un furgone che sarebbe stato usato per il sequestro e il pestaggio di un giovane. Pisapia è stato amnistiato». L’incontro finisce senza che il candidato sindaco del centro sinistra possa replicare pubblicamente, ma contesta: «è una calunnia, un fatto vergognoso».

La Moratti dice di citare una sentenza della Corte d’Assise. «La Moratti ha detto il falso sapendo di dire il falso e di diffamarmi: così non si fa la campagna elettorale. I milanesi capiranno che chi è bugiardo continuerà ad esserlo come è stato in questi anni». «Letizia Moratti ha fatto una cosa vergognosa – ha tuonato Pisapia – strumentalizzando il fatto di essere l’ultima ad avere diritto di parola: ha fatto dichiarazioni assolutamente false sul mio conto, sono stato vittima di un errore giudiziario, riconosciuto da una sentenza che mi ha assolto per non aver commesso il fatto, quando ancora c’era addirittura la formula dell’insufficienza di prove». Conclude Pisapia: «Milano non merita un sindaco che usa questi metodi che non sono degni di una città come Milano». Per il momento non querela per diffamazione. «Adesso mi interessa parlare di Milano, di dire la verità sulle fandonie dette anche oggi sul mio conto. Sulle azioni giudiziarie ci penseremo dopo questa lunga e bellissima campagna elettorale, bellissima perché si può parlare dello sviluppo e del futuro di Milano». Pisapia ha assicurato che metterà fin d’ora a disposizione di chiunque la voglia la sentenza che lo ha assolto

La vigliacchetta si sente alle corde

mercoledì, 11 maggio 2011   Gad Lerner

La vigliacchetta si sente alle corde Per quanto disponga di mezzi di comunicazione servizievoli che glisseranno sulla clamorosa falsità dell’accusa rivolta da Letizia Moratti a Giuliano Pisapia, l’attacco personale all’avversario rivela disperazione da parte del sindaco uscente e si tramuterà in un autogol. Troppo scoperto il vile mezzuccio di tirar fuori una storia già nota di trent’anni fa, deformandola fino a ignorare un’assoluzione con formula piena, durante l’appello finale, cioè quando a Pisapia era precluso il diritto di replica. Se ha bisogno di simili trucchi vuol dire che la Moratti si sente alle corde. E sottovaluta la penetrazione dei mezzi di comunicazione di massa alternativi nella realtà milanese, di molto superiore alla media nazionale. La bugia sul passato di Pisapia verrà sbugiardata. La vigliacchetta verrà riconosciuta come tale.
Categorie:politicanti Tag:

Saremo tutti il Grande Fratello ?

11 Maggio 2011 1 commento

Saremo tutti il Grande  Fratello ?

 

augmented-reality-widedi mazzetta   Martedì 10 Maggio 2011    FONTE  Altre notizie

Si avvicina la commercializzazione di un simpatico programmino per i cellulari intelligenti, quegli smartphone che ormai sono a tutti gli effetti dei computer portatili e che ora acquistano un nuovo superpotere. Il programmino fa una cosa molto semplice da comprendere: prende il volto di una persona che voi avete inquadrato con il telefonino e l’associa a un nome e cognome; l’ambizione del programma è che sia quella che corrisponde proprio a quel volto. Come faccia è altrettanto semplice da spiegare, almeno a grandi linee, visto che non fa altro che confrontare quel volto con le foto presenti in rete e indicizzate dai motori di ricerca, incrociandoli con i dati che trova in rete per giungere al risultato.

Niente di più di quello che fanno già i programmi simili con i monumenti, è la famosa “realtà aumentata”; solo che invece della scritta che dice che quello davanti al telefonino è San Pietro, apparirà quella con il nome della persona inquadrata e un link alle sue informazioni, già radunate e organizzate.

Si tratta sicuramente di un’innovazione che apre scenari inquietanti, anche se non mancheranno i tantissimi che ne saranno comunque sedotti e ne favoriranno l’adozione e la diffusione. Certo, nella mente di un adolescente è bellissimo pensare di inquadrare una ragazza desiderata e di ottenere seduta stante molte informazioni sul suo conto, ma appena si considera la questione dal punto di vista della ragazza, già le cose cambiano di molto.face_recognition

E non solo per la ragazza: l’abilità di connettere dati sensibili senza nessuno sforzo può essere utilizzata in molti modi inquietanti, a cominciare dalla schedatura di membri delle forze dell’ordine, alla ricostruzione dell’identità e della situazione familiare di persone addette a compiti delicati (si pensi solo alle guardie giurate) per i fini delittuosi più vari. Una pacchia per i truffatori, che potranno accostare le vittime fingendo di riconoscerle e magari spacciandosi a colpo sicuro per vecchi compagni di scuola, fingere di ricordarne gli hobby o le passioni e chissà che altro.

Ma anche le conversazioni compromettenti origliate al bar potranno essere valorizzate dall’identità degli autori; l’unico limite è la fantasia, inciampare goffamente e vedere dopo pochi minuti il video dell’incidente su YouTube con il proprio nome e cognome diventerà una cosa normale anche se succede per strada alla presenza di sconosciuti.

Uno strumento potente, che non potrà mancare di trovare numerose applicazioni commerciali. Già oggi, entrando in molti negozi, un cartello vi avverte che siete ripresi da una telecamera; domani la stessa telecamera potrà trasmettere al terminale del negoziante la vostra identità, i siti che frequentate, le vostre preferenze, gli acquisti fatti in passato e persino le vostre opinioni politiche o per che squadra tenete. Una pacchia per i venditori, molto meno per i clienti e per quelli sui quali sarà usato il programmino, che si troveranno ad andare in giro esibendo inevitabilmente la chiave d’accesso al tesoro delle loro informazioni personali, a meno di non coprirsi la faccia.

Per ora, chi non ha immagini del suo volto in rete non dovrebbe temere nulla. Ma basta la foto di una festa, di una cena di lavoro, di un convegno, la foto nel profilo di un account, su Flickr o su qualsiasi pagina indicizzata dai motori di ricerca e il danno è fatto. Senza considerare che le attività commerciali avranno davvero pochi problemi a costruire archivi di nomi e volti per identificare i clienti; archivi d’enorme valore, sicuramente autorizzati a margine dei cavilli di una tessera-fedeltà. Basta che i supermercati vendano le facce dei propri clienti per ritrovarsi in un attimo con tutta la popolazione schedata da privati assetati di profitti e scambiata tra mercanti d’informazioni all’ingrosso

La fantascienza ci ha preparati a strumenti del genere, ma curiosamente gli autori li hanno sempre messi nelle mani delle forze dell’ordine, che se ne servivano per controllare l’identità delle persone fermate. Il prossimo futuro, invece, ci dice che strumenti del genere saranno nelle mani di chiunque e potranno fare molto di più, fornendo a chi li utilizza molte più informazioni. Altro che privacy, viene da chiedersi cosa rimarrà della privacy, o del diritto alla riservatezza. Forse si perderà anche il ricordo del termine.

Quella che ci aspetta è un’innovazione che rischia di modificare pesantemente i rapporti tra le persone, perché è un po’ come essere costretti a girare tutti con un cartello con nome, cognome e un sacco di altre informazioni sul petto. Facile credere che a molti questa novità non piacerà, ma è altrettanto facile prevedere che quasi tutti la useranno estesamente senza grossi rimorsi accelerando la sua adozione e il perfezionamento delle macchine e delle istruzioni necessarie al loro funzionamento.

Non ci sarà un Grande Fratello a vegliare su di noi, ciascuno di noi potrà diventare il grande o piccolo fratello di chi vuole in qualsiasi momento, anche se ci saranno sempre fratelli più grossi o più fratelli di altri, e davvero non è facile immaginare ora quali effetti potrà avere sulla società del prossimo futuro una novità del genere.

Categorie:Intenet Tag:

Pentole, coperchi e lepre di pezza ?

8 Maggio 2011 Commenti chiusi

imagesCAL9SJKJE’ passata una settimana dall’uccisione di Osama Bin Laden.

Del racconto che ci viene propinato dal presidente Obama e da tutto l’apparato politico –militare USA si notano delle enormi incongruenze non facilmente comprensibili.

Posto quindi un articolo di Aldo Giannuli che secondo me  perlomeno pone domande che oggi in pochi sembra vogliano porsi.

Luciano               FONTE

La morte di Osama Bin Laden: le pentole, i coperchi e la nebbia di guerra.

Le stravaganze della versione ufficiale sulla morte di BinLaden sono tali e tante da far dubitare che il morto sia effettivamente lui, ma anche che la Cia non sia più in grado di fare un’operazione decente (se l’aggettivo si può usare in un contesto di questo tipo).
Va bene: il delitto perfetto non esiste e il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, ma qui si esagera: possibile che non fosse possibile ricomporre il cadavere e fare una foto presentabile? E perchè tanta fretta di ucciderlo e disperdere il corpo in mare?  E poi tutte quelle versioni aggiustate, pasticciate, smentite, rabberciate!
Troppi errori in una volta sola.
A meno che il morto non sia lui e questa non sia una sceneggiata. Questo farebbe tornare i conti: la foto non c’è perchè si teme che un eventuale fotomontaggio possa essere svelato  e così il corpo è stato fatto sparire per  evitare esami imbarazzanti e c’è stata fretta di “ucciderlo” perchè, ovviamente, non si poteva portare davanti alle telecamere un sosia. Insomma tutto quadrerebbe. O quasi.
Ma questo comporta il rischio di una smentita di Osama, che magari tira fuori un altro video, con prove inoppugnabili della sua esistenza in vita; per cui o c’è un accordo fra le parti o il capo di Al Quaeda è già morto da tempo. E, in effetti, era la soluzione che abbiamo dato per maggiormente probabile nell’esame dell’articolo precedente.

Tutto a posto? Forse. Eppure un velo di inverosimiglianza rimane su questa versione (e, infatti, avevamo detto che ad un esame più approfondito le cose sarebbero potute cambiare): “fabbricare” una falsa morte di un personaggio così “celebre” non è cosa facile, neppure se il personaggio in questione è già morto da tempo. Se il personaggio è vivo c’è bisogno della sua complicità e si è sempre esposti al rischio di un suo ricatto (ve l’immaginate se fra due anni, Osama rispunta fuori e dice “mi credevate morto? Ma no, sono sempre qui fra voi!”). Dovrebbe essere d’accordo anche la sua organizzazione e ci sarebbe sempre il rischio di terzi che, scavando, possano scoprire come stanno le cose. Tutto sarebbe più semplice se il personaggio fosse già morto e la sua organizzazione lo avesse taciuto, per continuare a sfruttare la sua immagine e spingere l’avversario verso un falso obiettivo. Oggi non potrebbe più dire la verità per non smentirsi e sarebbe costretta a stare al gioco. Sino ad un certo punto, però, perchè Osama non compariva più da anni e sarebbe possibile sostenere una sua morte relativamente recente, di cui non si è data notizia per non fare un favore ai “crociati”.
Un po’ tirata, ma, se accompagnata da qualche riscontro, avrebbe comunque l’effetto di mettere fortemente in dubbio la versione americana.

Il problema più grosso sarebbe quello di non poter sapere se terzi sanno qualcosa della “prima” morte del capo di Al Quaeda. Immaginiamo  cosa potrebbe accadere se i servizi russi, cinesi, iraniani o di chi vi pare, siano riusciti a sapere o, almeno, ad aver sentore, a suo tempo, della morte di Osama: per gli americani sarebbe un rischio troppo forte. E peggio ancora: se Osama è morto e questa è una sceneggiata, i servizi pakistani sanno tutto, per cui devono essere stati complici, ma, allora, sarebbe stato meglio farli partecipare alla “cattura ed uccisione” di Bin Laden e non esporli all’attuale situazione che li vede accusati di collusione con il terrorismo.

Insomma, come la si volta, fabbricare dal nulla una falsa morte è difficile e rischioso.
Peraltro, l’operazione continuerebbe ad avere una serie di “pecche” che la rendono pasticciata e poco credibile.
E va bene che la Cia ha avuto un processo di decadenza professionale molto serio, ma qui stiamo facendo gli straordinari: è una storia troppo sgangherata per quello che resta uno dei servizi segreti più potenti del Mondo e non è possibile che siano tutti rimbecilliti a questo punto. Troppi errori tutti insieme per essere credibile che si tratti di errori.

C’è una soluzione più lineare e  meno romanzesca: gli errori non sono errori, ma voluti depistaggi per confondere le acque. Per dirla con il  gergo sei servizi: siamo di fronte ad una operazione di “nebbia di guerra”. E la partecipazione al tutto di una vecchia conoscenza come Pieczenik (Ciao Steve, Chi si rivede!), il vero regista del caso Moro ed uno dei massimi esperti di guerra psicologica, è una firma chiarissima sotto questa ipotesi.
Mi spiego meglio: diamo per buono che Bin Laden sia effettivamente morto qualche giorno fa, ucciso dagli americani. Naturalmente, questo non  vuol dire che l’individuazione del suo covo e l’azione siano poi andate come ci si racconta. Anzi, probabilmente sono andate in modo assai diverso e con molti più pasticci di mezzo. Ed i depistaggi servono a distrarre la nostra attenzione da questo aspetto della vicenda. Avete presente la finta lepre di pezza che fa correre i cani al cinodromo? Ecco: stiamo correndo dietro ad una lepre di pezza mentre ci stanno distraendo dalle vere questioni da capire: come e quando hanno scoperto il covo e perchè questo accade ora.

Categorie:Guerre Tag: